Villa Dondi dell’orologio Sgaravatti – Giarre di Abano Terme – Padova

Situata a Giarre di Abano Terme è una grandiosa, ma purtroppo da tempo abbandonata (a causa di tre incendi che a partire dalla seconda metà del ‘900 la distrussero quasi completamente), villa veneta. Il complesso a corte chiusa è formato dall’edificio principale, le barchesse, la torretta e il piccolo oratorio. La data probabile di costruzione della villa è molto probabilmente il 1552, data che appare anche sulla facciata della villa. Già proprietà dei Dondi dell’Orologio e poi dei Wollemborg (ricchi ebrei padovani di origine tedesca, proprietari fino agli anni venti di gran parte dell’attuale Giarre), fu in seguito acquistata dalla famiglia Sgaravatti di Padova, che utilizzò parte del terreno antistante la villa come vivaio. La torretta si presume sia stata costruita in epoche diverse: la parte contenente la scala termina con un cornicione che riproduce esattamente quello della edificazione settecentesca, mentre quella superiore per tipologia delle scale esterne, le ringhiere ed il belvedere, la si può inquadrare nell’ottocento romanico. L’interno della villa ha subito rilevanti rimaneggiamenti fino ai primi del ‘900 (inseriti i bagni, i locali di servizio) è stata edificata la scala ad est e sono state tamponate alcune finestre. La facciata a nord è priva di intonaco perché è stata rimossa un’edera che in passato copriva completamente la muratura.
Per raccontare la storia di Villa Sgaravatti dobbiamo risalire al 1300 quando appare nella zona termale la famiglia Dondi con Isacco, (il cui figlio Jacopo fu il costruttore del primo orologio di Padova, per questo al loro cognome venne aggiunto l’appellativo Dell’Orologio) che fa edificare un ospedale termale Santa Maria di Montaon. Nel 1379 Giovanni Dondi Dell’Orologio lascia un testamento a favore dei poveri della città. Nel 1523 Girolamo da Urbino riceve tramite permuta con Francesco Tolenis che abitava a Giarre, un appezzamento di terreno. Il figlio di Girolamo da Urbino, Bernardino, sposa nel 1533 la figlia di Gaspare Dondi, Margherita. Nel 1570 Bernardino da Urbino fa testamento lasciando la proprietà ai figli della sorella Francesca Dondi dell’Orologio. Nel 1615 la villa risulta di proprietà di Baldassarre e Francesco Dondi, rispettivamente uno dei figli di Lucrezia e il loro nipote, figlio di Girolamo. Nel 1668 dal censimento la villa appare di proprietà di Carlo Dondi, figlio di Francesco (precedente proprietario). Nel 1704 diventa proprietario della villa, Antonio Dondi, nipote di Carlo. Nel 1762 appaiono i nomi dei marchesi Scipione e il Rev. Canonico Francesco Dondi, rispettivamente fratello e figlio di Antonio Dondi. Nel 1783 il marchese Francesco Antonio Carlo Dondi fa edificare l’oratorio in onore della Beata Vergine Maria e fa costruire la seconda parte della villa. Nel 1792 il marchese Antonio Carlo, per conto dei marchesi Scipione e Monsignor Francesco (che erano fratelli) diventa proprietario della villa. Dal catasto napoleonico, nel 1808 risulta proprietario Scipione Orologio, figlio di Gaspare. Nel 1846 dal catasto austriaco e austro-italiano, si evince che il proprietario è Scipione Rinaldo Dondi ma è amministrata dal figlio Francesco. Dal mappale risulta l’edificazione della colombaia di stile neogotico veneziano, la casetta di fianco la villa e un altro edificio vicino alla colombaia che non esiste più ma che si vede dalla foto storiche. Nel 1900 Dal catasto italiano risulta che la villa passa in proprietà a Maurizio Wollemburg (benefattore dell’ospedale civile di Padova, più volte deputato al Parlamento e consigliere comunale ad Abano) figlio di Giuseppe. Il passaggio tra le due famiglie non è chiaro come sia avvenuto. Nel catasto appare di loro possesso la “casa di villeggiatura e l’oratorio privato”. Il 10 novembre del 1920 risulta l’atto di compravendita da parte di Vittorio Sgaravatti figlio di Antonio. Resterà di proprietà degli Sgaravatti che la adibirono a vivaio, fino alla fine degli anni ’80. Coloro che ci lavorarono erano circa 600 persone provenienti non solo da Abano, ma anche dai paesi vicini, di cui 300 uomini, 200 donne, e 100 ragazzi dai dodici ai vent’anni.

La nostra esplorazione in questo luogo a primo impatto non sembra essere molto interessante, poiché entriamo nella villa da una porta proprio sotto la torre, ma le condizioni di questo edificio sono pessime, mancano i solai superiori e non c’è il tetto, sotto i nostri piedi cumuli di macerie ricoperte dalla vegetazione che ormai ha preso il sopravvento, addirittura son cresciuti degli alberi al suo interno. Ci facciamo coraggio e andiamo avanti stando molto attenti a dove mettiamo i piedi. Per fortuna troviamo un uscita sul lato opposto e ci troviamo all’interno di un giardino dove alle nostre spalle abbiamo l’edificio appena visitato, sulla destra c’è il cancello d’ingresso che logicamente è chiuso, di fronte abbiamo un enorme edificio a forma di “L”con presenti sulla facciata una lunga serie di archi, alla nostra sinistra invece vediamo un piccola chiesetta. Ci dirigiamo subito in questa direzione sperando di riuscire a vedere il suo interno, ci illuminiamo nel vedere un una porta aperta ma subito il nostro entusiasmo si placa nel scoprire il contenuto al suo interno, niente altare, niente affreschi ma solamente due cuccie per cani. Proseguiamo verso l’altro edificio e notiamo che sopra alle porte che ci troviamo di fronte ci sono delle scritte che indicano la funzione di quelle stanze, tipo selleria e macchine agricole. Andiamo avanti e troviamo una scala buia, accendiamo le torce e saliamo, ci troviamo dentro ad un enorme soffitta buia, la guardiamo dalla scala poiché ci sono degli evidenti segni di un vecchio incendio e non ci fidiamo a salir sopra le tavole di legno del pavimento. Riscendiamo e proseguiamo, nell’ultima stanza accessibile notiamo che tutto è carbonizzato, entriamo pian piano cercando di non farci venire il soffitto addosso e scopriamo che dietro ad una parete c’è una vecchia cucina o quel che resta dopo il rogo. Bene stiamo uscendo abbiamo visto tutto, l’unica cosa, che speravamo di poter salire sopra la torre ma non sembra esserci il modo, aspetta un attimo eccola e proprio quando ormai stavamo uscendo, abbiamo trovato la scala a chiocciola della torre. Siamo riusciti a salirci per una buona parte, ma purtroppo nella parte più alta la scala proseguiva all’esterno ed il parapetto e parte dei gradini erano crollati.
Così si conclude anche questa esplorazione, vi lasciamo alla visualizzazione delle nostre foto e non dimenticate di aggiungere un like alla pagina Facebook.

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