N.O.F.4 Padiglione Ferri

Il Ferri era il reparto giudiziario detto anche reparto agitati, poichè qui venivano rinchiusi i pazienti agitati, i più pericolosi, questo reparto è reso noto grazie a un paziente il cui ha dato vita a un opera “Brut” forse la più grande al mondo, il suo nome è Fernando Nannetti.
Fernando Nannetti, figlio di padre sconosciuto (indicato su tutti gli atti, come d’uso all’epoca, con la sigla NN) e di Concetta Nannetti. Fernando, all’età di sette anni, fu affidato a un’opera di carità e poi, a dieci anni fu ricoverato in una struttura per persone affette da problemi psichici. A causa di una grave forma di spondilite (una forma di artrite), fu ricoverato per lungo tempo all’ospedale Carlo Forlanini. Non si hanno notizie precise sulla sua vita fino al 1948, quando fu processato per oltraggio a pubblico ufficiale, accusa dalla quale fu prosciolto il 29 settembre dello stesso anno per vizio totale di mente. Trascorse i successivi anni nell’ospedale psichiatrico di Santa Maria della Pietà a Roma, ma Fernando fu classificato come logorroico poichè passava tutto il suo tempo a parlare della sua città “Roma”, pertanto nel 1958 fu trasferito nell’ospedale psichiatrico di Volterra. Nel 1959 fu trasferito nella sezione giudiziaria “Ferri” del complesso Volterrano. Dal 1961 al 1967 fu invece nella sezione civile “Charcot” del manicomio, per poi tornare al “Ferri” fino al 1968. Fu affidato alternativamente alle due strutture fino alla dimissione. Nel 1973 fu assegnato all’Istituto Bianchi e, come molti altri ex-pazienti, visse a Volterra fino alla morte, avvenuta nel 1994.

N.O.F.4
Nannetti scrisse un gran numero di lettere e cartoline a parenti immaginari, firmandosi con le sigle “Nanof”, “Nof” o “Nof4” e definendosi,  astronautico ingegnere minerario, colonnello astrale, scassinatore nucleare o “Nannettaicus Meccanicus – santo della cellula fotoelettrica”. La sigla NOF venne da lui stesso risolta, di volta in volta, come “Nannetti Oreste Ferdinando” o “Nucleare Orientale Francese” o, ancora, “Nazioni Orientali Francesi”, mentre il «4» costituiva il riferimento alla matricola che aveva ricevuto all’entrata della struttura, o si riferiva ai 4 padiglioni dove era stato richiuso, oppure diceva di essere il quarto di 4 fratelli.

I GRAFFITTI
Negli anni di degenza al Ferri, Nannetti incise una serie di graffiti sugli intonaci del complesso, utilizzando le fibbie delle cinture che facevano parte della divisa degli internati. Uno di questi, lungo 180 metri e alto in media due, correva intorno al padiglione dell’istituto. L’altro, lungo 102 metri e alto in media 20 centimetri, occupava il passamano in cemento di una scala. I due cicli erano organizzati come un sorta di racconto per immagini.
I graffiti hanno per tema, visionari racconti fantascientifici spesso incoerenti o di difficile interpretazione.
Fra i testi è possibile leggere:

« io sono un astronautico ingegnere minerario nel sistema mentale »

« il vetro le lamiere i metalli il legno le ossa dell’essere umano e animale e l’occhio e lo spirito si controllano attraverso il riflessivo fascio magnetico »

« amo il mio essere materiale come me stesso »

Una cosa che possiamo notare dai suoi graffiti è quella che Fernando scriveva sia in modo bustrofedico che normale, non seguendo andamenti fissi, se la parola finiva nella riga che stava scrivendo andava normalmente a capo, mentre se non finiva diventava bustrofedico e continuava la parola sulla riga sotto scrivendo da destra verso sinistra.
Nannetti afferma di poter comunicare telepaticamente con alieni e narra la conquista di mondi sconosciuti e terribili guerre combattute con armi altamente tecnologiche.

Oggi nel museo è conservata una parte di questo graffito, grazie a un piano di recupero organizzato da varie associazioni culturali.

Purtroppo anche questo padiglione non abbiamo potuto esplorarlo all’interno per motivi di sicurezza, ma abbiamo avuto la fortuna e l’onore di poter ascoltare il racconto della vita di Fernando dal figlio dell’infermiere che lo seguiva all’interno del Ferri e per noi è stata un ottima esperienza, oltre ad un ottima testimonianza.

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