Lanerossi.. l’enorme lanificio abbandonato

La Lanerossi è stata fondata nel 1873, trasformando in S.p.a. la Industrie Rossi sorta nel 1817 per opera di Francesco Rossi. Rossi era originario di Santa Caterina di Lusiana e cedette la gestione del lanificio al figlio Alessandro Rossi nel 1849 che nel corso degli anni lo trasformò in una delle maggiori industrie nazionali, diventando il punto di rifermento. All’inizio  del Novecento il Lanificio Rossi era la maggiore impresa laniera italiana, con numerosi stabilimenti nel vicentino, di particolare importanza oltre a quelli di Schio erano quelli di Piovene Rocchette a cui si aggiunsero col tempo anche quelli di Torrebelvicino, Pieve (una frazione di Torrebelvicino), Dueville, Marano Vicentino, Vicenza, Montorio Veronese. Sulla spinta dell’impresa sorsero molte iniziative collaterali: i quartieri operai, i dopolavoro e molte opere sociali. La Lanerossi produceva un tipo di tessuto di lana destinati ai più svariati scopi: dagli abiti, ai panni, coperte, filati per aguglieria e utilizzi industriali, che era in grado di commerciare in tutto il mondo attraverso una capillare rete vendita in USA, URSS, Germania, Polonia, Sud Africa, Canada, ecc. Nonostante questo, in pieno boom economico, a causa di scelte di gestione sbagliate la Lanerossi visse un periodo di crisi nel triennio 1955 – 1957. Per risollevare il lanificio e ristrutturarlo venne chiamato nel 1956 a svolgere l’incarico di presidente e consigliere delegato Giuseppe Eugenio Luraghi. Luraghi riuscì in brevissimo tempo a ottenere risultati eccellenti al punto che nel 1959 il fatturato fu di 23 miliardi di lire con circa 10.000 dipendenti. I vistosi guadagni del titolo azionario nella Borsa, portarono su di esso una forte speculazione che causò dapprima la fuoriuscita dei principali azionisti guidati da Franco Marinotti, e in seguito il successo di una acrobatica e spregiudicata “scalata” borsistica condotta dal finanziere siciliano Michelangelo Virgillito. Ma nel decennio successivo la Lanerossi conobbe di nuovo un periodo di forte crisi, la quale ruotavano tutte le attività economiche di Schio. Nel 1987 il gruppo venne acquisito dal concorrente Marzotto della vicina Valdagno, che tuttavia non investì più nel marchio Lanerossi. Vennero via via smantellati i vari stabilimenti fino alla storica chiusura di quello di Schio nell’agosto 2005.

Il marchio Lanerossi, comunque di proprietà del gruppo Marzotto, pur non essendo particolarmente utilizzato nel corso degli anni, è recentemente stato rilanciato per una serie di collezioni di accessori e coperte d’arredo.

Anche in questa esplorazione ci uniamo al nostro amico manuelurbex88 del gruppo Urbex Venezia, nostri fedelissimi collaboratori di esplorazioni urbane nonché amici e nostri quasi omonimi.

La struttura di oggi è molto grande ma purtroppo non completamente accessibile, infatti certe zone sono ben sigillate, altre completamente vuote, però come in tutti i luoghi abbandonati anche in questo si nasconde un tesoro. Il pezzo forte di questo luogo è il locale termico, un grande edificio sviluppato in altezza, enormi caldaie e impianti di depurazione si presentano davanti ai nostri occhi. Un elmetto appoggiato sopra una sedia, un paio d’occhiali sopra ad un giornale, indumenti appesi sugli armadietti danno l’impressione che il turno sia finito da poco e invece non è così, purtroppo questa azienda che un tempo nutriva moltissime famiglie, ora giace in totale abbandono.

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