Ex Zuccherificio – Ceggia – Venezia

Nel anno 1929 nasce lo zuccherificio di Ceggia, una storia lunga settantadue anni che ha segnato profondamente i cambiamenti economici del territorio. Una storia contrassegnata da momenti felici ma anche da problemi legati all’andamento delle stagioni e alla manutenzione degli stessi impianti.

La prima campagna saccarifera risale al 1931, anno in cui lo zuccherificio dava lavoro a quasi un migliaio di persone per circa diecimila quintali di barbabietole trasformati ogni giorno. Alla fine degli anni ’90 nello stabilimento lavoravano circa una settantina di dipendenti fissi a cui si aggiungevano circa duecento stagionali. Ma la fabbrica trasformava una quantità di barbabietole almeno quattro volte superiore agli anni Trenta, miracoli del progresso e della tecnologia. La crisi di fine millennio portò lo zuccherificio a rischio chiusura, non era però la prima della sua lunga vita. Già nel 1959, infatti, si parlò di cessazione dell’attività dello stabilimento. Allora ci fu una serie di manifestazioni e agitazioni da parte dei dipendenti con il blocco della statale e l’intervento delle forze dell’ordine. La situazione venne tamponata grazie all’intervento del parroco Monsignor Angelo Folegot e del sindaco Pietro Pavan, ma la soluzione arrivò solo con la mediazione del vescovo di Vittorio Veneto e del cardinale Roncalli, futuro papa Giovanni XXIII allora patriarca di Venezia. Ma arriviamo al 2000, sembra proprio che la storia si stia ripetendo secondo un andamento ciclico, ma se allora bastò l’interessamento di poche persone adesso invece la questione ha già varcato i confini regionali senza riuscire a trovare una soluzione, pertanto nel 2001 lo zuccherificio chiude definitivamente.

Entrare in questa struttura a primo sguardo sembra non essere proprio facile, il cancello principale è incatenato e chiuso da un grosso lucchetto, e la recinzione è integra e piuttosto alta. Dopo una scrupolosa perlustrazione e una lunga camminata, finalmente siamo dentro.
L’intero edificio sembra deserto notiamo un infinità di travi che sorreggono il piano superiore ma non sembra esserci delle scale per poter salire, quindi proseguiamo e attraversiamo l’intero edificio, sul lato opposto troviamo due scale e decidiamo di salire. Dobbiamo far molta attenzione perché si la struttura della scala è di ferro e sembra solida, ma i gradini son delle tavole di legno e non sembrano per niente sicure. Arrivati al piano superiore, troviamo un vecchio elevatore per barbabietole che sale in verticale verso il piano superiore e notiamo uscire dal soffitto una vecchia tramoggia arrugginita che scende in prossimità di un grande imbuto posto sul pavimento. Saliamo ancora e troviamo un altro pezzo di macchinario, un vecchio nastro trasportatore e più su ancora ci sono i motori di questo impianto. Riscendiamo e ritorniamo al primo piano, apriamo una porta e vediamo una grande stanza con vari lavelli e ripiani di marmo, sembra una mensa, ma preferiamo non entrare visto che il soffitto sembra caderci in testa. Attraversiamo l’intero edificio per esplorare anche la parte opposta, sul pavimento ci sono enormi buchi, probabilmente un tempo c’erano posizionati altri macchinari che oggi non ci sono più, oltre a due vecchie cisterne non troviamo altro, quindi decidiamo ti tornare indietro e ci avviamo verso l’uscita. Questa esplorazione non ci ha fatto trovare molte cose interessanti, ma lo scenario di questo luogo è molto suggestivo. Lasciamo le foto al solito link ad esprimere emozioni e non dimenticate di mettere un like alla pagina Facebook.

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