Ex Istituto Sordomuti – Marocco – Treviso

Il complesso, attualmente in disuso, ha una storia nobile: sin dal Cinquecento il fondo ospitava un palazzo dei Tiepolo, a cui era annesso un fondo agricolo costituito da un Brolo (orti e frutteti) e trenta campi. La costruzione si articolava nella casa domenicale, rivolta al Terraglio, e in due fabbricati di servizio.
Prima del 1590 il complesso era passato ai Pizzamano, ma già nel 1663 risulta dei Malipiero, mentre nel 1740 era dei Fovel. Attorno al 1760 passò al conte Spiridion Peruli il quale aveva pianificato un ampliamento del perimetro per dare all’area una forma quadrangolare modificando il tracciato della via Marocchesa, ma il progetto non fu mai realizzato. Dopo essere stata dei Mons, in età napoleonica la villa fu demolita e i nuovi proprietari, i Guadagnin, si stabilirono in una delle barchesse. Dopo tre generazioni, la villa fu venduta agli Stadler.
Nel 1928 la villa fu acquistata dalla Provincia di Venezia e l’anno successivo vi fu aperto l’Istituto Sordomuti. Durante questo periodo il complesso fu modificato e ampliato.
Il centro ha continuato a funzionare come istituto sino al 1975, quando si evolse in centro Audiofonologico. Quest’ultimo fu trasferito poi in altra sede e gli edifici hanno ospitato per un periodo il Centro di Elaborazione Dati della Provincia di Venezia. Nel 2007 gli stabili sono stati venduti alla Generali Proprieties s.p.a. e tutt’ora sono disabitati e sono stati saccheggiati e vandalizzati.

 

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Questa è la nostra seconda uscita e se avete appena letto il racconto sopra, leggendo quello che descriveremo ora non ci capirete molto, ma vedrete che man mano sarà tutto molto più chiaro.
Siamo stati in questa struttura dopo averla vista sul web in alcuni siti, (che per ragioni ovvie non stiamo a nominare) che descrivono questo posto come l’ex istituto psichiatrico Antonio Pancrazio.
L’accesso è più facile del previsto, gli ingressi sono tutti aperti e non ci sono grossi ostacoli. Dopo esserci accertati di esser soli, abbiamo iniziato la nostra esplorazione. La prima cosa che notiamo sono dei vecchi campi da tennis sul fianco destro del parco che circonda l’edificio e subito ci chiediamo a cosa potessero servire ad un istituto psichiatrico. Proseguiamo per il sentiero del parco e rimaniamo incantati dalla bellezza dell’imponente facciata della struttura. A questo punto decidiamo di perlustrare il suo interno, lo stabile ormai è vuoto, porte e finestre sono state vandalizzate, molti sono i vetri sotto i nostri piedi ma, la prima cosa che troviamo, in mezzo a una stanza vuota, è un frammento di una busta con impresso un timbro postale datato 1972.
Continuiamo ad avventurarci per lunghi corridoi perlustrando stanza dopo stanza, risaliamo le scale e proseguiamo al piano superiore e tra le tante stanze, notiamo qualcosa di interessante, sul pavimento di una grande stanza c’è una fattispecie di percorso colorato blu e rosso, il quale ci ha fatto fare più di una riflessione, andando avanti entriamo in un grande bagno e notiamo una cosa stranissima, i lavandini sono bassi tipo quelli delle scuole elementari e la cosa ci ha fatto rabbrividire, poiché la prima cosa che ci viene in mente è: “non sarà mica stato un ex manicomio per bambini?” il dubbio ci rimane e anche un po’ d’ansia ci assale anche perché non molto più avanti, in un’altra stanza troviamo una sorta di quadro fatto con gli acquerelli che raffigura un paesaggio e le nuvole sullo sfondo sono fatte con batuffoli di cotone, proprio come quei lavoretti che ti fanno fare a scuola da bambino. Ma proseguiamo e saliamo ancora e troviamo una bellissima soffitta travata in legno e puntellata da tiranti di ferro, probabilmente messi in un secondo momento per preservare l’integrità del tetto, e qui troviamo una vecchia stampa con raffigurato un cane e questo ci fa sorridere e un po’ di brutti pensieri ce li lasciamo alle spalle. Riscendiamo al piano terra e troviamo le cucine, ci sono ancora due celle frigorifere su una parete e la tubazione di aspirazione sul soffitto, un grosso boiler è attaccato alla parete e un po’ ti tubazioni di ferro escono dal pavimento. In giro per molte stanze troviamo grandi mucchi di cavi elettrici, o quel che ne resta visto che qualcuno ha tolto i filamenti di rame e ha lasciato solo le plastiche. Bé l’interno l’abbiamo girato tutto ed ora diamo una rapida occhiata al retro dell’edificio, dove troviamo un prefabbricato con una data che dice Ottobre 1966, ma al suo interno non troviamo altro che stanze vuote.

Tornati a casa ci mettiamo alla ricerca di un altro posto da esplorare e troviamo un’altra struttura nella stessa zona, un ex istituto per sordomuti, allora iniziamo a fare qualche indagine e notiamo subito una cosa strana, la foto della facciata di questa struttura sembra essere uguale alla facciata dell’edificio che avevamo appena visitato, quindi dove eravamo stati? Ma sopratutto se quello non era l’istituto Pancrazio, dove si trovava?
A questo punto dopo varie ricerche abbiamo scoperto, e ne siamo certi, di aver visitato l’ex istituto sordomuti (questo ci fa star decisamente meglio, visto tutti i pensieri che ci sono venuti in testa sul fatto che fosse stato un ex manicomio per bambini) e i due campi da tennis visti all’ingresso fanno parte di un circolo sportivo chiamato Ivo Lucon. A questo punto siamo ritornati sul posto per esser certi delle nostre ricerche, poi abbiamo proseguito per la strada e finalmente abbiamo trovato il Pancrazio, prossimamente lo visiteremo per poi condividerlo con voi.

Siamo ancora novelli del settore, ma questa esperienza ci ha insegnato che prima di esplorare un posto ci dobbiamo ben documentare per conoscere bene la sua storia.